Quando i genitori diventano anziani, cosa succede? Quei genitori che ci hanno cresciuti, forse nel migliore dei modi forse no, ci hanno accuditi, qualcuno di più e qualcuno di meno, che hanno provato ad essere buoni genitori con gli strumenti che avevano e che, ad un certo punto, incredibilmente, inaspettatamente, invecchiano.
Di solito tratto il tema del rapporto di coppia o del rapporto genitori (noi genitori) e figli (i nostri figli) ma, anche i genitori che invecchiano è un argomento di dinamiche familiari e spesso lo si accantona.
È un argomento che mi sta molto a cuore, anche perché mia mamma (deceduta a marzo) ha avuto l’Alzheimer per oltre 10 anni, e il mio papà ha avuto due ictus che hanno lasciato, come conseguenza, una demenza.
Nel 2022, mio papà, persona che ho sempre avvertito come grande punto di riferimento, mi ha chiamato per dirmi che, mentre stava andando a fare la spesa, è caduto ripetutamente, lo aiutavano a rialzarsi, ma dopo 10-15 metri, lentamente tornava a piegarsi su se stesso e si ritrovava di nuovo a terra.
Era qualche giorno che aveva dei comportamenti anomali, bizzarri, diceva cose a volte perfette e centrate, altre volte confuse e strane. Quindi l’ho portato in pronto soccorso. Ho dovuto dirgli che lo accompagnavo per controllare il polso che gli faceva male dopo le cadute. In realtà volevo farlo visitare per un possibile attacco ischemico.
Come sospettavo il problema era neurologico.
Il giorno seguente al suo ricovero andai a trovarlo nell’orario di visita e mi venne incontro il medico perché non riuscivano, o avevano difficoltà, a gestirlo. Era confuso e raccontava di cose strampalate.
Vedendomi si tranquillizzò e la visita proseguì bene. I giorni trascorsero e mi comunicarono che lo avrebbero dimesso di li a pochi giorni. Apparentemente l’allarme iniziale era rientrato e mi sembrava che ormai le cose stessero prendendo la direzione giusta. Scampato pericolo anche questa volta, dopo il primo l’ictus di un anno prima che non aveva lasciato grossi strascichi.
La mattina dopo mi chiamò mio papà. Farneticava, mi chiedeva se sapevo dove andarlo a prendere, mi diceva di essere chissà dove fuori Milano e che lo dovevo riportare in città.
La sera prima ero tornato a casa (non nella mia perché, con il suo ricovero, ero andato a vivere con mia mamma che aveva l’Alzheimer) ed avevo buone sensazioni e una discreta fiducia perché lo avevo visto bene. Ma quella mattina, dopo la sua telefonata, ebbi la netta percezione che quell’uomo, che mi portava alle partite di pallacanestro, che mi insegnò a nuotare e a giocare a tennis, che mi portava in giro a fare le prime guide perché prendessi la patente, quell’uomo non c’era più.
Lui, che ha sempre dimostrato grande capacità organizzativa, lui che è sempre stato molto direttivo, lui che ad ogni problema aveva una soluzione, tutte queste capacità erano evaporate e un enorme groppone mi salì in gola… e ancora mi sale ora.
Andai a prenderlo per le dimissioni. Ci guardammo negli occhi. Era abbastanza presente ma stanco, con poche forze per stare in piedi, per camminare, lui che ha sempre camminato a grandi falcate. Lo accompagnai a casa, fece molta fatica sia a salire in auto che a scendere. Poi varcò la porta di casa.
Mia mamma, che ogni giorno mi chiedeva con molta cortesia chi io fossi perché non ricorda di aver avuto un figlio, vide il marito rientrare a casa. Gli andò incontro e in un lampo di lucidità, disse: “Finalmente sei a casa. Ma come sei dimagrito. Sei proprio sofferente” e si abbracciarono.
Li vidi li, insieme, a modo loro ancora innamorati.
E li vidi per la prima volta fragilissimi, come 2 carte veline, dipendenti, inermi.
Scoppiai a piangere. In quel momento, come per magia, l’Alzheimer e la demenza concessero una tregua di lucidità. Sapevano chi erano, chi ero io, dove eravamo e che era un momento d’amore.
I genitori diventano anziani e le cose cambiano
I genitori invecchiano e le cose cambiano, i rapporti mutano, gli equilibri si modificano.
Il rapporto genitori-figli, cambia per l’ennesima volta.
Cambia quando diventi genitore e inizi ad avere a che fare con dei figli. La dinamica genitori-figli cambia di nuovo quando i figli iniziano a gattonare e ad avere un maggiore campo d’azione. Poi cambia quando i figli iniziano ad andare a scuola. Cambia quando inizia l’adolescenza e quando diventano grandi e (si spera) iniziano una loro vita. Infine, cambia quando tu, diventi un po’ il “genitore”, dei tuoi genitori.
La rabbia contro i genitori anziani
Certo, non è un obbligo. Non è che debba avvenire sempre e per forza. Ma in molti casi, ad un certo punto i ruoli si invertono.
Se avviene, non devi trattarli come dei bambini. Tu diventi il genitore dei tuoi genitori ma loro non vogliono essere i bambini dei propri figli. Vogliono mantenere il loro ruolo di “più grandi”. Vogliono, e meritano, il rispetto che si sono guadagnati e che non vogliano venga calpestato solo perché le capacità non sono più quelle di una volta.
Quindi cosa fare? Ad esempio, ogni tanto chiedo il loro parere. Lo chiedo, come se il loro punto di vista fosse determinante per la mia scelta. Non lo è perché non sono più in grado di ponderare adeguatamente le situazioni, ma è giusto che conservino quell’apparenza, quella dignità. Quindi talvolta li rendo partecipi come se fossero ancora determinanti nel contribuire.
Desidero ribadire questo concetto perché è importante: anche se sei nella situazione che li lavi e li imbocchi, mai trattarli come se fossero bambini piccoli. Occorre rispettare l’apparenza dei ruoli, perché conservano dentro di sé l’idea di quale dovrebbe essere la vostra dinamica. Certo, è cambiata, ma non va fatto notare.
Quando mi capita di affrontare il tema “genitori anziani” con chi fa con me un percorso di coaching, mi capita spesso di riscontrare che ci sia acredine. I figli hanno talvolta molto di cui rimproverare ai propri genitori.
Lo posso capire. Ma nella maggior parte dei casi, i genitori, anche i peggiori, hanno provato a fare del proprio meglio. Hanno fatto del proprio meglio avendo magari scarse capacità genitoriali e quindi ottenendo pessimi risultati, magari non hanno avuto a loro volta genitori amorevoli e sono stati capaci solo di fare i genitori anaffettivi.
È complicato essere cresciuti da genitori, o da un genitore, che non hanno saputo dimostrare il proprio amore. È complicato crescere con dei genitori eccessivamente rigidi. È complicato crescere con dei genitori molto rimproveranti. È molto complicato crescere con dei genitori che hanno mostrato in modo palese di preferire un altro figlio o un’altra figlia, a te, magari facendo continue preferenze o accostamenti. È complicato crescere con dei genitori che hanno pensato con egoismo, più a sé che ai propri figli. Ma tutti questi pessimi genitori, hanno fatto il meglio di quel che sapevano fare. Sapevano fare poco e quindi lo hanno fatto in quel modo.
A volte chiedo alle persone che mi riferiscono queste situazioni: “Tu stai facendo il genitore come i tuoi genitori hanno fatto con te?” e mi rispondono sempre “No, assolutamente no, non potrei mai, Dio ce ne scampi!” “Allora ringraziali perché grazie ai loro errori, grazie all’esperienza di non genitori che hai vissuto sulla tua pelle attraverso loro, hai capito cosa non si doveva fare e hai potuto crescere al meglio i tuoi figli. Da loro hai imparato cosa non fare e ti ha aiutato”.
I genitori anziani hanno fatto quel che potevano
Teniamo a mente che nessun genitore, sbaglia in modo premeditato.
Ogni genitore fa quello che fa con i migliori propositi dal suo punto di vista.
Commettono errori? Sì, alcuni anche molto gravi, ma quasi mai in modo premeditato.
Perché te lo dico? Perché anche con loro, anche con questi pessimi genitori, ad un certo punto occorre sotterrare l’ascia di guerra. Occorre smettere di covare rancore.
Ad un certo punto occorre avere la forza per accantonare la voglia e l’abitudine di colpevolizzarli. Avranno fatto poco e male ma hanno fatto poco perché non erano in grado di fare meglio. Occorre accettarlo.
Per tutti coloro che hanno avuto con i propri genitori un rapporto amorevole, faccio una grande raccomandazione: occorre avere tanta, tanta pazienza.
Lo so che a volte i genitori anziani sono estenuanti. Invecchiando aumenta la rigidità nei pensieri e diventa sempre più difficile cambiare le vecchie abitudini anche se sono palesemente sbagliate.
Può essere chiaro, è ovvio, è evidente, che come intendono agire è sbagliato, e può essere chiaro, ovvio, evidente che tu hai ragione, ma devi avere tanta pazienza. Spesso è inutile insistere. Sai che quella strada ti fa arrivare minuti prima ma insistono che la strada giusta sia un’altra: va bene, ma che ti importa, prendi quella che dicono loro. Rendili soddisfatti, rendili felici, cosa ti importa di dimostrare che si sbagliano? Quale soddisfazione hai? Nessuna
Mio papà dice che la pasta che cucino io è sbagliata perché è dura. Ha ancora tutti i suoi denti, quindi è in grado di masticare ogni cosa, anche il torrone, ma si è abituato che i fusilli devono cuocere 35 minuti. Si, hai letto bene. Quindi? Quindi li cuocio 35 minuti così lui è contento. A me cambia poco, è solo un po’ meno buona dal mio punto di vista e meno digeribile ma lui è contento.
Il genitore anziano: giù la maschera
La vecchiaia toglie molte maschere. Con la vecchiaia si rivela il nostro vero animo.
L’intollerante lo diventa in modo esasperante: in realtà lo era anche prima e si conteneva perché sapeva che sarebbe stato mal giudicato ma, in età avanzata, la capacità di nascondere, di limitare certi propri atteggiamenti, scompare.
Ed ecco che alcuni diventano “incazzosi”: lo erano anche prima ma riuscivano a controllarsi un po’ di più. Alcuni diventano super permalosi: lo erano anche prima ma non lo davano a vedere.
Non tutto deve accrescere in difetti: se dentro di sé avevano tanta bontà, diventano dei santi e si prodigano per gli altri nonostante tutto. Se dentro avevano l’allegria li vedrai con un guizzo di gioia negli occhi fino all’ultimo giorno.
Questo deve farci riflettere. Quali anziani vorremo essere? Dei rompiscatole? Dei collerici? Dei super-lamentosi? Sarai 1000 volte di più di ciò che oggi hai nel profondo. Se vuoi che emergano parti belle di te, occorre lavorarci fin da subito.
La memoria dei momenti felici
Quando mio papà fu ricoverato ricevetti molti vostri messaggi di incoraggiamento e sostegno e vi ringrazio moltissimo. Tanti messaggi di persone che, più o meno, stanno attraversando o hanno attraversato esperienze più o meno simili alla mia.
Credo, che in tutti questi casi, dobbiamo avere la forza di ricordarci di ciò che erano, dobbiamo conservare negli occhi le immagini migliori dell’album dei nostri ricordi. Recupera i momenti che, a ricordarli, ti sale il buon umore e se posso, ora, così su due piedi, ti confido il mio: una notte di Natale, io ero a letto nell’attesa che Gesù bambino mi portasse i doni da trovare al mio risveglio. All’improvviso venni svegliato dal suono di un tonfo. Nella penombra, vidi i miei genitori che nel buio della stanza, portavano sotto l’albero i binari già montati del trenino elettrico e, una delle carrozze del trenino, mentre lo trasportavano in silenzio, era caduta. Restai immobile, non feci una piega, ma capii che non era Gesù bambino a portare i doni e mi fece sorridere l’idea di questi 2 adulti che nel cuore della notte avevano montato i binari per godere della mia sorpresa al risveglio.
Questo è il mio ricordo; tu che ricordo piacevole hai?
Fabio Salomoni















