Ci sono coppie che litigano per il sesso, altre per la gestione dei figli, altre ancora per il tempo che ciascuno dedica al lavoro. E poi ci sono quelle che, apparentemente, litigano per qualcosa di molto più concreto: i soldi. Una vacanza prenotata senza averne parlato, una spesa considerata inutile, un conto che scende troppo velocemente, un risparmio che invece di crescere sembra non essere mai abbastanza.

Ma siamo davvero sicuri che il problema siano i soldi?

Immaginiamo una scena molto comune. Lei entra in casa con alcune buste. Lui le guarda e domanda: «Quanto hai speso?». Lei si irrigidisce: «Possibile che tu debba sempre controllare tutto?». Lui replica: «Se tu facessi più attenzione, non dovrei controllare». In pochi secondi, una discussione apparentemente economica si trasforma in una discussione sulla fiducia, sulla responsabilità, sul rispetto e persino sull’amore.

Il parsimonioso vede nello spendaccione una persona superficiale, incapace di programmare e poco responsabile. Lo spendaccione vede nel parsimonioso una persona ansiosa, rigida, incapace di godersi la vita.

Il bisogno di sicurezza del parsimonioso

Il partner parsimonioso spesso viene descritto con una certa ironia: quello che spegne le luci, confronta i prezzi, controlla il conto bancario, evita le spese superflue e davanti a una vacanza comincia già a chiedersi quanto costerà il prossimo inverno.

Ma dietro questa attenzione può esserci qualcosa di molto più profondo del semplice amore per il risparmio.

Per alcune persone, avere denaro da parte significa sentirsi al sicuro.

Significa sapere che, se qualcosa dovesse andare storto, ci sarebbe una riserva a cui attingere. Significa poter affrontare un imprevisto senza precipitare nel panico. Significa, soprattutto, avere la sensazione di poter controllare almeno una parte dell’incertezza della vita.

Il parsimonioso guarda il conto e vede una protezione. Lo spendaccione guarda lo stesso conto e vede una possibilità non utilizzata.

Ed è proprio qui che nasce uno dei conflitti più difficili da gestire.

Per il parsimonioso, spendere oggi significa spesso sottrarre qualcosa alla sicurezza di domani. Non necessariamente perché sia incapace di godersi la vita, ma perché la sua mente tende spontaneamente a proiettarsi in avanti: «E se domani succedesse qualcosa?». Un’emergenza, una spesa imprevista, un problema lavorativo, una necessità familiare.

Il risparmio diventa così una sorta di assicurazione emotiva.

È interessante notare che la ricerca sui conflitti finanziari mostra come le discussioni sul denaro siano spesso legate proprio a questioni di responsabilità e correttezza, non soltanto alla quantità di denaro disponibile.

La domanda da porsi è: quanto risparmio mi permette di sentirmi al sicuro e quanto, invece, mi impedisce di vivere?

L’incertezza del futuro per lo spendaccione: “E se il domani sarà breve?”

Dall’altra parte c’è lui. O lei. Il partner che davanti a una spesa dice: «Perché no?».

Quello che preferisce una vacanza oggi a un conto più ricco domani, che considera il denaro uno strumento per vivere e che, di fronte all’ennesimo richiamo alla prudenza, risponde: «Non possiamo sapere cosa succederà domani».

È facile definirlo spendaccione. Ma anche in questo caso l’etichetta rischia di raccontare soltanto una parte della storia.

Per alcune persone, il presente possiede un valore straordinario. Il denaro deve servire a vivere, a fare esperienze, a stare bene, a concedersi qualcosa. Accumulare senza utilizzare può sembrare quasi una contraddizione: «Che senso ha avere dei soldi se non possiamo usarli per vivere meglio?».

Ma anche qui esiste un confine.

Quando la gratificazione immediata diventa più importante di qualsiasi conseguenza futura, la spesa può trasformarsi in impulsività. E quando uno dei due partner deve continuamente compensare le decisioni economiche dell’altro, il problema non è più semplicemente una diversa filosofia di vita.

Diventa una questione di responsabilità condivisa.

Il partner spendaccione si pone una domanda interessante: «E se continuassimo a privarci di tutto e poi scoprissimo di non aver vissuto?»

Il futuro non è una certezza. E nessun piano economico può garantire che la vita andrà esattamente come immaginiamo. Il desiderio di proteggersi non dovrebbe cancellare completamente il desiderio di vivere.

Il vero interrogativo, quindi, è capire quanto del nostro denaro vogliamo destinare alla vita che stiamo vivendo e quanto alla vita che speriamo di vivere domani.

Spendaccione e parsimonioso: due linguaggi emotivi diversi

Forse è questo il punto più importante da comprendere.

In molte coppie, spendaccione e parsimonioso non stanno parlando soltanto di denaro. Stanno parlando due linguaggi emotivi differenti.

Per uno, dire «mettiamo da parte questi soldi» può significare: «Voglio prendermi cura di noi».

Per l’altro, sentire «non spendiamo questi soldi» può significare: «Non vuoi che ci godiamo la vita».

Per uno, comprare un regalo costoso può essere una manifestazione d’affetto.

Per l’altro, quella stessa spesa può rappresentare un gesto irresponsabile.

Per uno, avere un conto di risparmio significa tranquillità.

Per l’altro, vedere troppo denaro fermo significa un’opportunità persa.

Ecco perché non si discute soltanto di numeri: si discute di significati.

Come spesso avviene, il problema nasce quando ciascuno interpreta il comportamento dell’altro attraverso il proprio sistema di valori.

Il parsimonioso pensa: «Se mi amasse davvero, sarebbe più responsabile».

Lo spendaccione pensa: «Se mi amasse davvero, non mi limiterebbe continuamente».

Entrambi possono essere sinceramente convinti di avere ragione. Ed è proprio questo il pericolo.

Il parsimonioso vede una nuova spesa e pensa: «Ecco, non cambierà mai». Lo spendaccione vede un nuovo controllo e pensa: «Ecco, non si fiderà mai di me».

La soluzione non consiste nel convincere uno a diventare come l’altro. Una coppia non ha bisogno di due persone identiche per funzionare. Ha bisogno di due persone capaci di comprendere il significato che l’altro attribuisce alle proprie scelte.

Il passato familiare condiziona il nostro rapporto con il denaro

Prima ancora di avere un conto corrente insieme, una casa, un mutuo o una famiglia, abbiamo già imparato qualcosa sul denaro.

Lo abbiamo imparato osservando i nostri genitori.

Abbiamo ascoltato frasi come «i soldi non bastano mai», «bisogna risparmiare», «prima vengono le necessità», «godiamoci la vita», «non si sa mai cosa può succedere», «i soldi sono fatti per essere spesi».

Forse abbiamo visto adulti vivere con grande attenzione ogni spesa. Oppure abbiamo visto denaro entrare e uscire senza troppi pensieri. Magari abbiamo vissuto o visto vivere l’infelicità data delle privazioni. In alcune case il denaro rappresentava sicurezza, in altre successo, in altre ancora motivo continuo di preoccupazione.

Tutto questo contribuisce a costruire il nostro personale copione del denaro.

Spesso entriamo nella relazione convinti che il nostro modo di comportarci sia semplicemente quello “normale”.

Il parsimonioso può pensare: «È ovvio che prima di comprare qualcosa bisogna chiedersi se serve davvero».

Lo spendaccione può pensare: «È ovvio che ogni tanto bisogna concedersi qualcosa».

Entrambi potrebbero non rendersi conto che quell’“ovvio” nasce dalla loro storia personale.

Una persona cresciuta in una famiglia nella quale il denaro non è mai bastato potrebbe avere un bisogno quasi istintivo di accumulare. Non perché sia avara, ma perché dentro di sé potrebbe esserci ancora la paura della mancanza.

Al contrario, chi è cresciuto in un ambiente nel quale il denaro era associato alla possibilità di fare esperienze, regalare, viaggiare e concedersi piaceri potrebbe vivere il risparmio eccessivo come una rinuncia incomprensibile.

L’importanza di un sano equilibrio: né accumulare tutto né spendere tutto

A questo punto emerge una domanda inevitabile: se uno dei due vuole risparmiare e l’altro vuole spendere, chi deve cambiare?

La risposta più sana è: entrambi, almeno un po’.

Perché l’obiettivo non dovrebbe essere trasformare lo spendaccione in un parsimonioso o il parsimonioso in uno spendaccione. Sarebbe una soluzione soltanto apparente.

La vera sfida è costruire un modo nuovo di gestire il denaro, nel quale trovino spazio sia la sicurezza sia il piacere.

Una coppia può decidere, per esempio, che una parte delle entrate venga destinata alle spese necessarie, una parte al risparmio e una parte al tempo presente: vacanze, ristoranti, hobby, piccoli desideri, esperienze.

Non è importante che le percentuali siano identiche per tutte le coppie. È importante che siano condivise e sostenibili.

Il parsimonioso deve poter vedere che esiste una protezione per il futuro.

Lo spendaccione deve poter vedere che nella vita della coppia esiste uno spazio legittimo per il presente.

Questa semplice distinzione può ridurre enormemente il conflitto: non si tratta più di scegliere tra “spendere” e “non spendere”, ma di decidere quanto destinare a ciascuna dimensione della vita.

Molti conflitti nascono perché la coppia non ha mai stabilito quali siano le regole. Uno pensa che 100 euro siano una spesa personale; l’altro considera quella stessa cifra parte del bilancio comune.

Parlare prima evita di litigare dopo.

Costruire un progetto finanziario comune senza perdere la propria autonomia

Ci sono coppie che riescono a parlare di tutto. O quasi. Parlano dei figli, del lavoro, delle vacanze, dei problemi con i genitori, dei desideri e persino delle proprie paure. Poi arriva il momento di parlare di soldi e, improvvisamente, sembra che comunicare diventi impossibile.

«Quanto hai speso?»

«Perché devi sempre controllare?»

«Non possiamo permettercelo».

«Ma possibile che tu debba pensare sempre a quello che non si può fare?»

Bastano poche frasi e una conversazione che avrebbe dovuto riguardare il bilancio familiare si trasforma in un processo reciproco.

Il primo passo non è decidere chi ha ragione, ma cambiare il modo in cui si parla.

Una coppia può amarsi profondamente e avere due idee completamente diverse di come utilizzare il denaro. Il problema non è necessariamente la differenza. Il problema nasce quando manca un progetto comune.

Perché dire semplicemente «dobbiamo risparmiare di più» è troppo generico. Risparmiare per che cosa? Per una casa? Per i figli? Per una maggiore tranquillità? Per una vacanza? Per affrontare eventuali imprevisti? Per poter lavorare meno tra qualche anno?

Quando il risparmio non ha una destinazione, può essere percepito dallo spendaccione come una serie infinita di rinunce. Quando invece è collegato a un obiettivo condiviso, cambia completamente significato.

Non esiste il modello perfetto.

Esiste il modello nel quale entrambi si sentono rispettati.

La domanda finale: possiamo essere diversi senza diventare nemici?

Il partner parsimonioso probabilmente non smetterà improvvisamente di preoccuparsi del futuro. E forse non sarebbe nemmeno auspicabile. La sua capacità di prevedere, pianificare e mettere da parte può rappresentare una grande risorsa per la famiglia.

Allo stesso modo, lo spendaccione probabilmente continuerà ad avere una maggiore propensione a vivere il presente. E anche questa caratteristica può essere preziosa. Può ricordare alla coppia che non tutto deve essere rimandato, che il denaro serve anche a vivere esperienze, costruire ricordi e concedersi qualcosa.

Il problema nasce quando il parsimonioso vede irresponsabilità. Lo spendaccione vede rigidità.

Ma una relazione non dovrebbe avere come obiettivo trasformare l’altro nella propria copia.

Forse, paradossalmente, proprio questa differenza può diventare una risorsa.

Uno può portare prudenza. L’altro può portare leggerezza.

Uno può ricordare di costruire. L’altro può ricordare di godere di ciò che è stato costruito.

È questo il sano equilibrio.

Non si tratta più di stabilire se sia meglio risparmiare o spendere.

Si tratta di costruire un modo di vivere nel quale sicurezza e libertà possano finalmente convivere.

Non è il denaro a decidere quanto è forte una coppia: è il modo in cui due persone scelgono di usarlo per costruire, insieme, la vita che vogliono vivere.

 

Fabio Salomoni