C’è un momento in cui hai in casa un bambino; è tuo figlio, allegro, spensierato, espansivo, coccolone, e che ha due eroi, sua madre e suo padre.

Poi, ecco che quel bambino si trasforma e compare in casa un essere, che ti fa sperare che torni l’altro: i vestiti che ha addosso vanno bene solo per poche ore, poi deve cambiarsi.

Sei fortunata se vanno ancora bene, perché è molto probabile che il guardaroba sia improvvisamente démodé e voglia cambiarlo. E devi darti da fare, lava, stira, lava, stira, lava, stira.

Quegli occhietti che ti guardavano con amore, ora guardano con amore il cellulare.

Vive in bagno, a te ne è impedito l’utilizzo; ti risponde a monosillabi e tu sei passata, da madre e Dea a Cenerentola e servetta.

Non riconosci più i comportamenti di tuo figlio!

L’adolescenza è una seconda nascita; con il parto si viene separati dalla madre, entrando in un mondo sconosciuto e, con l’adolescenza, ci si separa dall’essere bambini, avanzando nuovamente verso l’ignoto, nel pauroso, pieno di responsabilità e obblighi, mondo degli adulti.

I ragazzi sanno cosa lasciano,
ma non sanno verso cosa stiano andando,
e spesso ne hanno paura.

C’è l’insicurezza di non essere abbastanza pronti e, alla mancanza di fiducia reagiscono a volte chiudendosi, altre volte ribellandosi o attaccando.

Ma questa è la superficie, dove i figli vogliono far apparire che voi genitori, siete un peso e gli serve per convincersi che possono essere adulti da soli, senza il vostro aiuto. 

Hanno scoperto che oltre alla loro mamma, c’è un mondo meraviglioso abitato da amici ed amiche come lui (o lei) e sono loro, adesso, il riferimento, lo specchio nel quale si guardano e giudicano, con cui si misurano e confrontano.

Quel mondo fuori casa risulta essere per loro impellente, è in cima alle priorità, ed ora la loro testa, è affollata dalle frasi degli amici, dai testi delle canzoni, dalle considerazioni personali sulla vita, dai pensieri su se stessi, sul loro crescere quotidiano con timore e coraggio.

Ora non hanno più tempo per dirti “Buongiorno mamma” al mattino e darti un bacio; la loro testa è altrove e tu non riconosci più i comportamenti di tuo figlio.

È un periodo di trasformazioni fisiche e ormonali, e con questo tumulto, ci si immette nella vita da adulti.

Ma che vita è? Cosa hanno di fronte? Stress? Rabbia? Frustrazione? Fretta? Cosa vedono attraverso i loro occhi?

Osservano gli adulti e guardandoli vivere, immaginano debba essere il loro futuro. E se quel tipo di futuro non li attirasse?

Vorrebbero confrontarsi con gli adulti, ma non è semplice: siamo sempre di corsa e siamo troppo spesso impegnati a impartire loro lezioni, dire cosa sbagliano e cosa devono fare, siamo sempre a parlare, parlare, parlare, e loro pensano di non poter essere capiti e compresi, perché non li ascoltiamo, e si sentono sminuiti, messi in disparte.

Il giudizio è ciò che ci allontana.

Noi adulti li giudichiamo, li accusiamo, e loro si allontanano, ed imparano a giudicarci a loro volta, allontanandoci dal loro mondo, estraniandoci.

Quando erano dei bambini, i genitori dicevano loro cosa fare.

Ubbidivano.

Tendevi la mano e loro la prendevano, senza pensarci troppo, affidandosi con fiducia.

Ora vogliono camminare da soli, ed alcuni genitori non sono pronti, poiché vedono ancora quel bambino con la sua manina protesa.

Il vero problema con gli adolescenti è che

il bambino si è trasformato in ragazzo,
ma il genitore si comporta ancora come fosse un bambino.

Devi ricordare che la loro casa e la loro famiglia continuano ad essere il loro pilastro, anche se non lo danno a vedere, anche se non lo ammettono, anche se quando sono con gli amici vi denigrano e sminuiscono. 

Sanno di poterselo permettere, perché i loro amici potrebbero perderli, ma voi ci sarete sempre.

È il loro bluff, spavaldo, per dire alla vita “Ci sono. Esisto” ma tu non riconosci più i comportamenti di tuo figlio.

Accetta tutto questo, perché fa parte di un normale processo di crescita.

Il vostro compito è crescerli, non allevarli, crescerli: significa, attraverso la presenza genitoriale, mostrare l’accettazione di ciò che sono e dettare i limiti, limiti chiari e semplici, non casuali e dettati dallo stress del momento.

Avere a che fare con i figli non è solo amarli. Amarli è fondamentale ma occorre anche sapere cosa dire e fare nei diversi momenti della loro evoluzione. 

La chiave oggi è comunicare questo messaggio: “Ho interesse per questo nuovo te, per chi sei, non per giudicarti, ma perché tengo a te e ti voglio conoscere. Mi interessi… e ti amo”.

Posso assicurarti che già questo nuovo approccio renderà la loro adolescenza più semplice ed il vostro rapporto migliore.



 

Fabio Salomoni