Come posso dare dei limiti a mio figlio? Ma soprattutto: si devono dare dei limiti ai bambini?

Sì, perché vivono in una società, e devono comprendere che il loro mondo non può debordare e schiacciare il perimetro del mondo altrui.

A questo punto nascono 2 interrogativi:

  • come riuscirci?
  • come stabilire il confine tra rigidità e flessibilità?

Come riuscirci?

Metti il caso che tuo figlio stia giocando a pallone in casa. Può farlo? Beh, non so quanto sia grande e infrangibile casa tua, ma credo sarebbe meglio farlo giocare fuori.

Hai quindi di fronte a te il compito di intervenire ed hai diverse possibilità:

  • puoi gridare dall’altra stanza per più e più volte “Finiscila!!”
  • oppure requisirgli il pallone
  • puoi accantonare le tue faccende ed andare da lui per spiegargli il perché, giocare con il pallone di cuoio in casa, sia inopportuno, e proporgli di uscire, o un altro gioco da fare insieme, o un pallone di spugna come ultima alternativa se magari il tempo non permette di uscire

Gli effetti delle varie opzioni sono certamente differenti tra loro e daranno messaggi differenti ai figli.

  • Il primo comportamento, rivela scarso interesse di ottenere realmente buoni risultati, quindi, difficilmente sortirà gli effetti desiderati. Solitamente si raccoglie solo frustrazione e ci si lamenta con parenti, amici e colleghi, di ripetere mille volte le cose senza che ci diano retta.
  • Il secondo metodo è perentorio, esprime autorità e richiede poco tempo nell’immediato, ma costerà molta fatica rimediare ai danni di questa strategia, perché molto probabilmente con il crescere del figlio si avranno diversi momenti di scontro.
  • La terza soluzione richiede più impegno, più attenzioni, più tempo, ma ripagherà enormemente alla lunga.

Come tracciare i limiti? Senza drammi, urla o isterismi.

  • Valuta se è il caso di lasciar perdere o se è necessario prendere una posizione decisa. Ogni situazione va valutata e non può essere una reazione dettata del momento.
  • Se decidi di intervenire, dovrai farlo anche in seguito, ogni volta che quella situazione si ripeterà. Se “chiudi un occhio” una volta perché sei di buon umore, ci sarà poca congruenza quando lo vieterei in seguito, ti verrà fatto notare e ti arrampicherai sugli specchi per trovare una scappatoia onorevole.
  • Intervieni subito. Non far passare la notte perché un rimprovero su qualcosa compiuto molto prima, perde di efficacia. “Aspetto che arrivi il padre a rimproverarlo” è una pessima strategia.
  • Coerenza. Se il figlio non può usare il cellulare a tavola, non lo possono utilizzare neppure i genitori. Anche se è “per una volta” e anche se è “un’emergenza”. Anche loro vorranno utilizzarlo solo una volta e dal loro punto di vista hanno sempre un’emergenza.
  • Tranquillità. Lo scopo non è farlo sentire colpevole per l’errore commesso, e non è neppure infierire. L’obiettivo è insegnargli, educarlo; quindi stai quieta, perché non è morto nessuno, neppure se prende tre a scuola.
  • Amore. Attraverso le parole, i gesti ed i toni della tua voce, devi trasmettere il messaggio che l’amore e la fiducia in lui o lei, non sono in discussione. Il tuo rimprovero è su quanto fatto e non è mai sulle caratteristiche o le qualità della persona.

Come stabilire il confine tra rigidità e flessibilità?

Il confine tra rigidità e flessibilità non è dato dalle regole ma da come le imponi, da come redarguisci, da come fai più o meno pesare una trasgressione.

Ci sono ambienti dove vi sono molte regole ma appaiono come utili indicazioni per vivere piacevolmente insieme, ed altri luoghi dove le regole non sono molte ma vengono imposte con una tale irreprensibilità da scatenare la trasgressione ed il desiderio di ribellione.

Infine, ricorda che hai a che fare con una persona, e che oltretutto è parte di te, e le persone sono infinitamente più importanti della rigidità assoluta delle regole.



Fabio Salomoni




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