Le challenge sono tutte pericolose? Sono diventate una moda. Ma cosa sono? E perché si diffondono alla velocità di un click sui social network? Nel post di oggi cerco di rispondere a queste domande per comprendere il mondo dei nostri ragazzi e accompagnarli alla consapevolezza.

Cos’è una challenge

Cosa sono le challenge? Sono sfide che vengono lanciate ai giovani attraverso i social network in cui trascorrono gran parte del tempo: Instagram, Tiktok, Facebook e simili.

Non tutte le sfide sono pericolose ed è bene non fare di tutta l’erba un fascio. Per fare un esempio: dover fare il maggior numero di palleggi con i piedi con un rotolo di carta igienica, non mette a repentaglio l’incolumità di nostro figlio.

Decisamente meno innocuo è la sfida Fire challenge che invitava i ragazzi a ustionarsi riportando cicatrici che sarebbero rimaste per tutta la vita e postare in rete il video.

Giochi e sfide pericolosi

Anche i giochi diventano challenge pericolose. Come dare libero sfogo alla violenza? Ci ha pensato la sfida Knockout game. Scopo del gioco è farsi riprendere mentre si sferra improvvisamente un violento pugno in viso a un ignaro passante.  

Oppure la Skullbreaker Challenge o la sfida spacca cranio. Ci si avvicina ad un “amico” ignaro della sorpresa che gli verrà fatta, e lo si invita a saltare tutti insieme, quando l’amico è in aria nello slancio del salto, gli viene fatto lo sgambetto, facendolo cadere rovinosamente e con gravi conseguenze. Nato nel sud America ha già fatto numerose vittime.

Challenge online

Altre challenge online non sono pericolose in modo così palese. La sfida nata in Giappone Tawawa challenge chiedeva semplicemente di fare dei selfie del proprio seno, il più prosperoso possibile. Nessuna nudità, le foto erano di magliette attillate e straripanti, ma anche questa sfida nasconde dei pericoli: la donna viene resa un oggetto da porre in vetrina, e non può essere un messaggio da lasciar passare tranquillamente tra i giovani.

Challenge e Covid-19

Le challenge al tempo del Covid-19: cosa cambia? I ragazzi sono in casa (se i genitori riescono a tenerceli) e si annoiano. Quali nuove sfide? Se i genitori non riescono a tenere i figli a casa è nata la Coronavirus Challenge: riprendere in un video mentre si lecca una superficie (meglio se di un water) in un ambiente pubblico, sfidando la contagiosità del virus stesso. Inutile sottolineare la pericolosità di un simile gesto, anche se non ci fosse il Covid-19.

Se si riesce a tenerli in casa, allora hanno pensato a una sfida da poter accettare tra le mura domestiche: la sfida Nek Nomination. Cosa prevede? Nominare alcuni ragazzi che accettando la sfida dovranno filmarsi mentre bevono quanto più alcool possibile nel più breve tempo, fino a svenire o morire. Se non si muore, evenienza non impossibile, si ha facoltà di nominare a propria volta altri ragazzi.

Challenge o sfide social: perché i ragazzi le accettano? Cosa possono fare i genitori?

1) Cosa si nasconde dietro questi comportamenti?

Spesso queste azioni coinvolgono ragazzi che non sono stati aiutati a formare una sana autostima, oppure possono essere figli con almeno uno dei genitori “padrone/a” e cercano la ribellione e la fuga dall’autorità attraverso questi agiti (sfidano i genitori più che se stessi), possono anche essere ragazzi – e a mio avviso è la maggior parte – che hanno ricevuto costanti critiche e raramente hanno visto soddisfatto il proprio bisogno di essere apprezzati, ammirati, lodati per qualcosa.

Attenzione a credere che sia il frutto della noia. Nella maggior parte dei casi non è così. Hai notato cosa hanno in comune queste sfide? Dover rendere pubbliche le proprie bravate con foto o video. Il grande problema è che i protagonisti vengono visti da una parte dei coetanei come eroi in grado di accettare e vincere una sfida, sono in grado di scatenare scalpore e acquisire grande visibilità. Ecco ciò a cui mirano: ammirazione e riconoscimento, ma questo significa che è un bisogno sin qui raramente soddisfatto nelle loro vite.

2) Cosa possiamo fare come genitori?

Difficile che un adolescente con un pessimo dialogo con i propri genitori, ascolti l’esortazione di questi a non cadere nell’invito a partecipare alle sfide.

Occorre agire prima.

È necessario capire come arrivare a costruire un dialogo che si mantenga aperto anche durante l’adolescenza.

Sono un grande sostenitore della qualità dei giovani di oggi e non voglio che questo articolo sembri una denuncia contro tutti i ragazzi. Credo fermamente che la maggior parte di loro sia straordinario e con capacità incredibili. Ma c’è una minoranza che deve essere considerata perché pericolosa ed in pericolo. Sono figli e hanno genitori.

Ognuno di noi deve adoperarsi per riuscire a stabilire una comunicazione serena e sincera con i propri figli, impegnarci ad apprendere come aiutarli a formare una propria autostima sana.

Figli e autonomia

E’ giusto che i nostri figli abbiano la loro autonomia. Ma vanno anche osservati. Non possono essere abbandonati al loro destino. Quando pretendono la propria autonomia e il proprio spazio, dobbiamo vigilare e capire sino a che punto concedere libertà e dove porre i limiti invalicabili.

Spesso i genitori “cadono dalle nuvole” quando il danno è fatto.

Senza essere asfissianti, è necessario tenere gli occhi aperti e non dare per scontato che queste cose possano accadere solo “agli altri” o a quei ragazzi etichettati come “difficili”.

Molti genitori preferiscono non guardare e rifiutano le evidenti richieste d’aiuto dei figli, forse perché credono che prenderle in considerazione significhi dichiarare un proprio fallimento genitoriale.

Allora meglio immergersi in ore e ore di lavoro piuttosto che stare con i figli, oppure iscriversi ad ogni possibile attività pur di stare fuori casa. Meglio dir loro di stare in silenzio, non disturbare, costringendoli a rinchiudersi nel mondo della propria camera.

Se vogliamo dei figli non possiamo fuggire dalla nostre responsabilità.

Avere dei figli è naturale; essere genitori efficaci non lo è. Va appreso



Fabio Salomoni




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