Chi sono i Ricattatori Emozionali? Sono tutte quelle persone che creano un disequilibrio tra l’amore che danno e quello che ricevono.

Ti posso assicurare che danno molto, si spendono molto, addirittura prevengono i tuoi desideri e bisogni, prodigandosi per te.

Peccato che poi, sommessamente, ti presentino il conto.

Sì, perché non ti donano il loro amore, le loro attenzioni, per il piacer del donare, ma per creare un debito nei loro confronti.

Oltretutto un debito che tu non hai chiesto di avere.

Quindi, i ricattatori emozionali, sono spesso persone che amiamo e a cui teniamo, e che hanno fatto davvero molto per noi.

Può essere un/a partner, o un genitore, o i figli o alcuni parenti.

Io stravedo per mia madre, eppure non posso non rendermi conto che ha sempre dato tutta se stessa, a me e a mio padre, per potersi assicurare il nostro amore. 

Secondo il suo modello del mondo: “Se non li ricopro di attenzioni, non avranno più bisogno di me e mi abbandoneranno”.

È chiaro che non si tratta di un agire con consapevolezza del fine, ma è molto probabile che sia il frutto di una scarsa autostima, di paure insegnate sin da bambini, di meccanismi appresi sulla propria pelle, e così via.

Il vero problema? Le persone che agiscono così, tendono a soffocare i destinatari del loro “dare”.

Ti danno, ti danno, ti danno all’eccesso e spesso fanno fuggire, perché il troppo è troppo. 

Realizzano proprio ciò che temono.

Secondo problema: si aspettano di ricevere per quanto hanno dato, e quindi sono continuamente in pretesa verso gli altri e vivono una continua frustrazione, perché ciò non avverrà mai nella misura in cui vorrebbero.

I famigliari non li puoi scegliere, ma puoi acquisire gli strumenti per far capire loro che non è necessario utilizzare questa strategia per avere amore.

Amici e conoscenti, puoi invece selezionarli. 

Assecondarli, non li aiuta. Anzi…

Se ti rendi conto di essere tu stessa una Ricattatrice Emozionale (e già riconoscersi è un grandissimo segno di intelligenza e coraggio) è il momento di lavorare su te stessa per trasformare questa abitudine.

Se non sei tu, ma hai vicino a te persone cosi, è il momento di capire come gestirle al meglio, per il tuo bene e per il loro.

Amare e donare se stessi per il piacere di farlo è un conto; amare e donare se stessi, facendolo notare e pesare, reclamandone poi un ritorno e sollecitando un comportamento analogo, è diverso.



Fabio Salomoni




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