La donna si sente sola… Molto spesso vengo contattato da donne che, all’interno del rapporto di coppia, non si sentono supportate.

La cosa interessante è che parlando con i rispettivi partner, ci si accorge che hanno la totale convinzione di dare grande sostegno alla propria compagna quindi, il problema è che non c’è chiarezza su cosa sia il supporto di cui necessitano molte donne e, i rispettivi partner, agiscono in malo modo senza rendersene conto.

La donna si sente sola anche se lui c’è

Un aneddoto simile mi è balzato agli occhi qualche tempo fa durante una sessione di coaching con una coppia che sta facendo un percorso con me. Lei, dopo alcuni appuntamenti, sbotta tirando fuori ciò che più la fa soffrire dicendo: “In un periodo molto stressante del mio lavoro, la sera avevo solo bisogno di piangere ed essere accolta, compresa, supportata e invece mi diceva come dovevo comportarmi al lavoro e che la mia reazione era stupida”. Le parole del marito la faceva sentire terribilmente sola.

Il concetto di solitudine o distanza emerge spesso. È chiaro che non è una solitudine fisica, il partner c’è, è li, è nella stanza con lei ma, nonostante ci sia fisicamente, si rivela assente nel suo saper dare conforto. Lei si sente sola perché ciò che riceve non è ciò di cui ha bisogno e questa incomprensione la fa sentire non capita, non accettata, le fa percepire una distanza tra loro e quindi si sente sola.

Lei si sente sola per il pragmatismo di lui

Se hai letto altri miei articoli sul rapporto di coppia, sai che gli uomini sono tendenzialmente più pragmatici e la loro mente tende a lavorare in funzione di “problema-soluzione” e sono poco affini a tutto ciò che riguarda le emozioni, i sentimenti e le manifestazioni d’affetto.

La mente pragmatica dell’uomo ragiona più o meno in questo modo: immagina una ipotetica Lei in un periodo particolarmente stressante della sua vita lavorativa. Tali situazioni la portano ad arrivare a casa stanca, irrequieta, con poca pazienza e con minore capacità a vedere le cose con lucidità. Se questi “sintomi” o reazioni, sono il frutto dello stress causato dall’ambiente lavorativo, lui pensa che per aiutarla occorra agire sull’origine, quindi il cervello di lui prende in esame i problemi lavorativi che la compagna incontra e cerca delle soluzioni da proporre.

È un po’ come se il suo cervello dicesse “il problema X genera malcontento, risolvendo il problema X il malcontento termina e la situazione si tranquillizza”. Quindi lui si occupa del problema.

La compagna è affranta perché si vede un po’ ingrassata e si avvicina la prova costume? Lui le dice di fare un po’ di moto o di evitare di mangiare il gelata dopo cena.

Lei è affranta perché ha continui battibecchi con i figli e fatica a farsi ascoltare? Lui le dice con quale tono deve parlare ai figli e con quale atteggiamento deve rapportarsi con loro.

La partner è affranta perché la sua amica da tempo è distaccata e non sembra più interessata alla loro amicizia? Lui le dice che le amiche così è meglio perderle che trovarle.

La donna si sente sola e lui crede di aiutarla

Insomma, il marito, o compagno, si occupa del problema ingrassamento e di trovare come soluzione la “perdita di peso”, si occupa del problema “essere poco ascoltata dai figli” e fornisce la soluzione comunicativa che ritiene più adatta, si occupa del problema amicizia e consiglia l’atteggiamento da adottare.

In nessun caso si occupa di lei, della compagna, di come si sente, del suo piacersi poco nel caso della prova costume, e magari del fatto che, se ne lamenti, ma non abbia una reale voglia di darsi da fare per perdere quei chili di troppo, ha solo bisogno di accettarsi così com’è e di sapere che lui la ama immensamente con qualche chilo in più o in meno.

Vuole sapere che lui comprende ciò che prova e che le è accanto, comunque sia e che ogni sua decisione lui la rispetterà.

La compagna vuole che il partner comprenda che come mamma si sta trovando in difficoltà con i figli. Non vuole la lezioncina sul giusto comportamento da adottare, vuole sapere che lui capisca e le stia accanto nella sua difficoltà che la porta ad essere stressata e a mettersi in discussione.

Lei vuole che lui comprenda la sua delusione per il comportamento dell’amica e che le dica che comprende il suo star male, la sua delusione per dall’atteggiamento dell’amica.

La donna si sente sola e lui si occupa del problema

Ecco, il grande problema è proprio questo: lui si occupa del problema dimenticandosi di occuparsi di lei e NON sono la stessa cosa.

Quando faccio le sessioni di coaching a volte mi accorgo che gli uomini fanno fatica a comprendere questo aspetto. Lo capisco; anche se lo spiego, l’importanza di occuparsi della persona più che del problema stesso è così distante dal pensiero maschile, che risulta essere incoerente (dal loro punto di vista).

Alcuni mi ripetono più volte “ma se io risolvo il problema non è meglio?”, “Se le risolvo ciò che la fa stare male non è meglio? Tutto si risolve!” e con l’abitudine a pensare in questo modo, diventa difficile far comprendere l’importanza di agire diversamente.

La donna si sente sola ma Lui non ha soluzioni

Di recente, su questo tema ho letto un post che diceva più o meno: “Mi è mancata la mamma da 4 mesi e mi sento sola… mio marito mi dice solo che non ci si può fare nulla alla morte delle persone care

Siamo di nuovo allo stesso punto.

Il marito, sempre alla ricerca delle soluzioni relative al problema che origina la frustrazione o la sofferenza della moglie, in questo caso si sente disarmato, non può farci nulla, la madre è morta e non sa come agire perché, dal punto di vista pragmatico del “problema-soluzione” se la compagna sta male per la morte della madre, l’unico modo per aiutarla sarebbe far tornare in vita la madre della compagna ma, poiché non è in grado, allora è inutile dedicare del tempo a tutto questo, inutile continuare a starci male, inutile perdere tempo nel dispiacere o nell’angoscia, meglio girare pagina e andare avanti.

 In questo caso, il marito non ha la soluzione per il problema all’origine della sofferenza della compagna e quindi, per lui, il problema da affrontare è la sofferenza stessa. L’unica soluzione che riesce a escogitare è prenderla con filosofia e minimizzare, senza avere alcuna considerazione di ciò che la moglie sta provando.

Così facendo, la partner sta male per la perdita della madre e sta male anche per la solitudine che le lascia il marito che non comprende il suo bisogno.

Cosa vorrebbe la donna per non sentirsi sola?

La donna in questione, non si aspetta che lui faccia tornare in vita la madre ma che le sia vicino nel suo sconforto.

Purtroppo, il partner, fa esattamente il contrario; le dice che è una reazione inutile, stupida, prende le distanze allontanandosi da lei lasciandola sola con la sua tristezza.

Il problema è di tutti quegli uomini che di fronte al problema descritto dalla compagna non danno supporto emotivo e danno solo un supporto per il superamento del problema: si occupano del problema e non si occupano di loro.

Perché il marito lascia la donna da sola?

Perché i partner si comportano in questo modo? Perché non si occupano del bisogno profondo di comprensione che le partner avvertono come prioritario?

Lui, l’uomo, si sente all’altezza se riesce a trovare la soluzione del problema. Quando trova la soluzione aumenta la stima in se stesso e si convince di essere di valore. Dal punto di vista maschile è quindi inutile parlarne, occorre concentrarsi sulle possibili opzioni, valutare i pro e i contro e trovare la soluzione più idonea per poi agire.

Quando parlo di pragmatismo maschile intendo proprio questo (non è una esclusiva maschile e conosco sempre più donne che operano in questo modo). Tendenzialmente, è il modo di operare dei cervelli della maggior parte degli uomini.

A parti invertite, lui non si aspetterebbe alcun supporto emotivo; non prende neppure in considerazione la necessità di un supporto emotivo. Nel processo mentale maschile, se proprio non riuscisse a trovare la soluzione da solo, sarebbe costretto a chiedere un consiglio a qualcuno, un aiuto specifico alla soluzione del problema.

Tutto il resto non conta. Per lui non conta. Ma si sbaglia.
Il problema è che il resto c’è, esiste, e per lei conta moltissimo.

Quando gli uomini sono realmente d’aiuto

Quando i partner comprendono che prendersi cura di ciò che prova la partner è importante tanto quanto il prendersi cura del problema vero e proprio, potranno finalmente dare il proprio supporto e le compagne non si sentiranno più sole nei momenti di difficoltà e non avvertiranno più “distante e disinteressato” il compagno.

Anzi, quando gli uomini si prendono cura anche di ciò che provano le compagne, mostrano interesse per la persona e questo viene percepito come vicinanza e unione. In questo modo le partner possono sentirsi più serene, saranno contente di percepire che la coppia è unita, saranno grate d’avere un partner amorevole che si interessa di loro e si sentiranno più fiduciose nei riguardi del futuro.

 

Fabio Salomoni