I litigi dei bambini: come gestirli? Questa è una delle domande che molto spesso mi vengono rivolte dai genitori.

Possono essere piccoli conflitti magari innescati durante il gioco oppure conflitti rilevanti causati, magari, da un compagno che ha preso di mira tuo figlio.

Il bambino preso di mira

Purtroppo capita più spesso di quanto si possa immaginare che a scuola, materna o elementare, un bambino venga preso di mira da un “amichetto”, attraverso piccoli dispettucci o continui scherzi i quali, piccoli o grandi possano apparire per un adulto, sono sempre e comunque motivo di grande apprensione per il bambino che li subisce e turbano la sua serenità.

Accade spesso che i genitori del bambino che subisce queste angherie dicano al figlio “Dillo alla maestra” ma vedremo che il più delle volte, purtroppo, gli insegnanti hanno tante, troppe cose da controllare e non si rendono conto del fatto che il trattamento è continuativo.

Non si tratta di una marachella ogni tanto, di una spintarella occasionale mentre si sta giocando insieme, ma è un trattamento continuo, una spintina ora, una matitina rotta domani, il temperino rubato o nascosto, lo sgambetto mentre si gioca, e così via.

Il quadro completo della situazione

Affronto questa parte di argomento su 3 livelli:

  1. Il bambino dispettoso
  2. Le istituzioni
  3. Tuo figlio che subisce

1 – il bambino dispettoso

Una delle prime cose che fanno i genitori è cercare di parlare con il bambino che sta determinando i problemi.

Credo sia un atto doveroso ma nella stragrande maggioranza dei casi non serve a nulla.

Gli spieghi che quel comportamento non si fa, gli spieghi che è sbagliato, provi a farlo ragionare sulle sue azioni ma, anche se ti ha dato ragione, anche se di dice sì, anche se ti chiede scusa, il più delle volte il suo comportamento non cambia.

Cosa si può fare? La seconda opzione è agire sui suoi genitori e chiedere loro una mano perché intervengano.

Purtroppo, anche questo è un passaggio doveroso ma non dobbiamo illuderci che sia risolutivo.

Reazioni dei genitori del bambino provocatorio

Alcuni genitori si dispiacciono per il comportamento del proprio figlio e cercano di intervenire ma sono rari e sono la minoranza.

Altri se la prenderanno con te poiché non accettano l’idea che il proprio figlio possa fare cose simili e cercheranno di dirti che ti sbagli (quindi scoprirai che il loro figlio è una ovvia conseguenza di genitori di questo tipo).

Alcuni addirittura cercheranno di difendere il proprio operato genitoriale difendendo il proprio figlio cercando di ribaltare la realtà e affermando che è lui/lei la vittima e che, semplicemente si difende dal tuo reagendo così. La colpa non è di loro figlio ma del tuo.

Altri genitori invece, cercheranno di capire e di intervenire. Per agevolare questo, è importante il tono che usi quando parli con loro. Non deve mai essere un tono d’accusa nei loro confronti, non deve neppure essere un tono d’accusa nei confronti del loro figlio, deve essere un tono che dice “Ho un problema e ti chiedo una mano. Cosa possiamo fare insieme?”. Solitamente è un approccio che evita di innescare il loro bisogno di difendere la propria immagine genitoriale.

Se si vede che questo approccio non sortisce alcuna presa in carico della situazione, il messaggio può diventare velatamente minaccioso: “Se non ho una mano da voi, sono costretta a rivolgermi alle istituzioni e non vorrei che entrassero in gioco loro perché poi la cosa ci sfugge di mano…” cioè, il messaggio è: “Pensaci tu, genitore, perché se mi rivolgo allo sportello “bullismo” e tuo figlio viene etichettato come tale, poi sono problemi, quindi pensaci tu prima che ci debba pensare io”.

In poche parole la dici in modo da aiutare loro affinché aiutino te.

2 – Le istituzioni

Dopo il tentativo fatto con i genitori, arriva il tentativo con gli insegnanti, oppure il/la Preside.

Mi spiace dirlo ma, molto spesso cercano di minimizzare l’accaduto e tendono a tergiversare.

Se l’insegnante mostra una presa in carico del problema ed una piena collaborazione e attenzione, è sufficiente osservare come evolvono gli eventi ma, se l’insegnante non vede, minimizza, non interviene, se vede che accadono cose sbagliate e dice semplicemente “adesso basta!” o “smettetela” (tra l’altro, quando l’insegnante grida alla classe o ai 2 bimbi che vede bisticciare “smettetela”, significa che i colpevoli sono entrambi e quindi non ha capito la situazione dove uno è vittima e uno è carnefice) e allora si va in presidenza.

Sono situazioni complicate con le quali non ci si vorrebbe mai dover misurare.

E oggi?

Oggi, nella maggior parte dei casi e quasi ovunque, c’è molta attenzione su questi temi ed è il lato positivo. Il lato negativo è che, proprio perché è un attimo accendere i riflettori su una scuola per situazioni di questo tipo, capita che alcuni provino inizialmente a minimizzare.

Se l’insegnante non vuole, non può o non sa capire la situazione, minaccio l’intervento del Preside. Come minimo deve cambiarli di posto in aula e metterli lontani tra loro e deve dare un occhio perché certe cose non si verifichino di nuovo. Se è il Preside a non volersi occupare della questione dirò che mi rivolgerò ai giornali e alzerò un polverone.

Questi episodi sono gravi e lasceranno delle ferite per l’intera vita del bambino. Non si può più tollerare che non ci si occupi di proteggere l’incolumità psicofisica dei bambini. Non mi piace ricorrere alla minacce “vado dal Preside” oppure “mi rivolgerò ai giornali” e non ho nessun piacere nello smuovere le acque e “fare casino” ma l’obiettivo è tutelare tuo figlio e non puoi permettere che questi accadimenti gli tolgano il piacere di andare a scuola.

3 – Il bambino vittima dei soprusi

Cosa devi assolutamente evitare? Non puoi dirgli di reagire dandogli un calcio negli stinchi o un pugno sul naso perché è sbagliato, perché chi non è portato all’aggressività non la sa usare e potrebbe farsi male a sua volta, oppure potrebbe usare una eccessiva dose di violenza e poi si troverebbe dalla parte del torto. La soluzione non è mai reagire con violenza poiché è una indicazione educativamente sbagliata.

Il litigio mentre si gioca

Vediamo ora quelle situazioni dove due bimbi, un po’ per gioco o durante un’attività, litigano e bisticciano tra loro.

I figli, litigano perché hanno idee che vogliono difendere, perché vogliono affermare il proprio punto di vista, perché non vogliono farsi mettere i piedi in testa, per tanti motivi i bambini litigano tra loro da sempre.

Molto spesso li vedi giocare tra loro serenamente al parco pubblico, si divertono e ridono insieme mentre, altre volte, ti accorgi che tra loro scoppia il bisticcio.

Mi chiedo quale sia il problema.

Di solito sono splendidi angioletti che giocano in armonia tra loro, stanno bene insieme e si adorano e, il problema è che sporadicamente possano avere un contrasto? È un loro diritto. Succede.

Qualche volta discuto con mia moglie, succede. Non è un dramma. Non è una cosa terribile. È la vita. Pareri diversi, ci si confronta, ci si scontra, poi ci si chiarisce, si fa pace e ci si ama come prima. È la vita.

Genitori eccessivamente presenti e invadenti

Il problema è che i genitori moderni sono un po’ invadenti nelle vite dei propri figli. Probabilmente molti genitori sono troppo presenti con un forte bisogno di controllo. 

Ricordo che una volta (non mi riferisco a millenni fa ma fino agli anni 90) i bambini (non tutti, ma molti) stavano fuori casa gran parte del pomeriggio e rientravano la sera sporchi e sudati e venivano immersi nella vasca da bagno senza quasi farli spogliare.

Con quegli amici si giocava, si litigava, ci si divertiva, ci si detestava, si faceva pace e si tornava a giocare. Per i genitori di allora non era un pensiero poiché non si sentiva la necessità di essere una presenza costante nella vita dei figli.

Dato che adesso li abbiamo maggiormente sotto gli occhi, li vediamo in continuazione e li abbiamo sotto controllo, ci strazia il cuore se li vediamo litigare, ci dispiace se discutono e ci preoccupiamo se sono tristi o con il muso ma scordiamo che fa parte della loro vita.

Lasciamo che vivano questi aspetti e imparino a gestirli al meglio.

Il bambino è escluso dai giochi

Può capitare che i bambini stiano facendo un gioco e non coinvolgano un altro bambino. Molto spesso ti accorgerai che il bambino non è coinvolto perché lui stesso non accetta di fare quel certo gioco e si metta “in sciopero” per indurre gli altri ad assecondarlo.

Se riesce a convincere gli amici a cambiare gioco bene, se non ci riesce, loro continueranno a fare quel gioco ma è un problema di dinamiche tra bambini mentre, molto spesso, i genitori intervengono dicendo “Trovate un gioco che coinvolga tutti”.

È molto probabile che se tuo figlio ha litigato ai giardinetti e viene a lamentarsi da te mettendo il broncio, il suo intento sia proprio di indurti ad entrare nella disputa a sua difesa. Sappi che è una forma di manipolazione nei tuoi confronti per un proprio tornaconto. Non ci cascare.

I bambini non devono essere obbligati a giocare secondo le regole dei genitori o meglio, i genitori mettono delle regole comportamentali e poi i figli instaurano tra loro dei rapporti con delle dinamiche proprie. Noi genitori non possiamo e non dobbiamo intervenire più di tanto.

Certo, se due bimbini giocano tra loro e ghettizzano sistematicamente un terzo bambino, allora è bullismo e si deve intervenire, ma non è questa la situazione nella stragrande maggioranza dei casi.

Ogni litigio innesca dinamiche di apprendimento

Il gioco e le relazioni che ne scaturiscono tra bambini sono la più grande e migliore scuola a cui i nostri figli possano andare.

Apprendono tutto dal gioco: come socializzare e come gestire gli spazi, quando imporsi e quando opporsi, come contribuire alle dinamiche del gruppo e come rispettarne le regole.

I genitori devono intervenire solo in situazioni limite e reiterate e, se non è nulla di grave e avviene una volta ogni tanto, lasciare che se la gestiscano tra loro.

I genitori sono realmente imparziali?

Quando avvengono dei litigi tra bambini, i tuoi figli potrebbero venire a lamentarsi da te per quanto è accaduto ma non saprai mai come sono andate realmente le cose, quindi, come puoi intervenire?

Molto spesso i figli litigano e poi corrono dai genitori ma non dicono esattamente come sono andate le cose.

Come genitori dovete pensare a stabilire le regole comportamentali generali: “Siamo al ristorante e si gioca ma non si disturbano gli altri che sono nel ristorante” con un minimo di tolleranza per la loro esuberanza.

Faccio un esempio: “Puoi giocare e divertirti ma non puoi urlare, non ti rotoli per terra e non sali in piedi sulle sedie e sul tavolo altrimenti…” e, come dico sempre, quando si stabiliscono le regole si definiscono subito le eventuali sanzioni.

Patti chiari amicizia lunga.

Si stabilisce una sanzione che viene definita prima della serata e che ha una funzione deterrente. Una volta stabilite le regole e stabilita la sanzione, il gioco ed il controllo passa nelle mani dei figli che decidono se comportarsi adeguatamente e non incorrere nella sanzione, oppure trasgredire alle regole subendone le conseguenze.

I litigi tra fratelli

E se a litigare sono 2 fratelli o sorelle? Il problema è che la maggior parte dei genitori desidererebbe i figli da Mulino Bianco, che vanno d’accordo, che si amano, che si aiutano, che collaborano tra loro e vivono in perfetta armonia.

I figli devono esprimere la loro personalità!

Ogni azione, ogni parola, ogni sguardo è un messaggio che ha in sé anche il messaggio “io esisto” e in quel “io esisto” ci sono tanti aspetti: c’è il suo spazio, ci sono i suoi valori, le sue idee, le sue convinzioni, c’è il suo mondo che deve affermare, che deve difendere, altrimenti, se rinnega il suo mondo per accettare supinamente quello del fratello o della sorella, lui non esiste più, non c’è.

Il fatto che litighino tra loro, non significa che non si vogliano bene.

I fratelli si amano, ma hanno una tale confidenza, una tale intimità, da permettersi di dirsi le cose senza troppi schermi ed è un bene, è schiettezza, è togliersi l’armatura.

Ti pongo questa domanda:

“Tra loro, quando uno ha un problema, si aiutano?
Si supportano?
O si coalizzano, magari contro la mamma o il papà?
Si difendono contro altre persone che magari minacciano il fratello o la sorella?”

Se in queste situazioni si coalizzano e difendono, anche se li senti spesso litigare puoi stare tranquilla perché, sotto la superficie del litigio, tra loro c’è amore.

 

Fabio Salomoni